Sospesa la programmazione del Festival Teatro della Meraviglia in conformità con quanto disposto dall’Ordinanza n. A001/2020/122695/1 del Presidente della Provincia Autonoma di Trento del 24/02/2020
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Spettacolo

FLY ME TO THE MOON

SABATO 29 FEBBRAIO 2020, ore 20.30
Teatro Sanbàpolis, via della Malpensada 82, Trento

Descrizione


Testo di Andrea Brunello
Con Laura Anzani e Ettore Distasio
Regia e disegno luci di Fabrizio Visconti
Scenografie di Marco Muzzolon
Costumi di Mirella Salvischiani
Foto di Pino Montisci

Consulenza scientifica e storica Stefano Oss
Consulenza filosofica Enrico Piergiacomi

In collaborazione con il Laboratorio per la Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trento


A volte ci sembra di essere testimoni inermi del destino che ci domina. A volte invece reagiamo e prendiamo possesso della nostra vita, diventandone protagonisti. Fly Me to the Moon indaga proprio questo: un uomo, una donna e la Luna. Un’ossessione che non si può calmare.
Adam è un astronauta della Missione Apollo. Un ottimo astronauta. Adam ha un sogno: raggiungere la Luna. Per farlo è pronto a sacrificare tutto, la moglie, i figli, la famiglia, la salute, persino la sua stessa vita.
Valentina è una donna, la madre di due figli e la moglie di Adam. Lei è forte, intelligente, testarda e, in molti modi, anche lei ha lo spirito di “astronauta”, tanto quanto Adam.
Fly Me To The Moon è la storia della loro relazione all’ombra del potente missile Saturno V e del Progetto Apollo. È la storia di un amore sbilanciato fra lei, lui e la Luna, un sogno che li divora e che, per la sua stessa natura utopica, rischia continuamente di diventare la causa della loro distruzione.
Ma Fly Me To The Moon racconta anche dell’ingegno umano e la scienza che è stata sviluppata per permettere di portare gli esseri umani lontani dalla Terra. È uno spettacolo che parla della Luna, nostra compagna celeste, e delle sue caratteristiche così speciali. Lo spettacolo è un tributo alla fascinazione che noi umani proviamo da sempre per la nostra amica notturna e il nostro desiderio di imparare, essere curiosi e non smettere mai di esplorare.

Note drammaturgiche
Il 21 maggio 1961 il Presidente Kennedy pronunciò il suo storico discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti: “...Credo che questa nazione debba impegnarsi a raggiungere l’obiettivo, prima che questo decennio sia terminato, di portare un uomo sulla Luna e ritornarlo sano e salvo sulla Terra.” Il 20 luglio 1969, prima che il decennio terminasse, il modulo Eagle si appoggiò sulla Luna presso Tranquility Base.
“Houston. Qui è Tranquillity Base. Eagle è allunata”.
“Roger, Tranquillity. Vi sentiamo. Qui c’è un gruppo di persone che stavano per diventare blu. Ricominciamo a respirare. Mille grazie.”
Sei ore dopo gli astronauti Neil Armstrong e Edwin “Buzz” Aldrin toccarono la Luna. “Un piccolo passo per [un] uomo, un balzo gigantesco per l’umanità”. Il sogno di Kennedy si era avverato.
Da quando gli animali hanno avuto una qualche forma di coscienza, per milioni di anni, hanno volto lo sguardo verso la Luna affascinati dalla sua bellezza irraggiungibile. Adesso questo astro è stato conquistato, a dimostrazione di quanto sorprendente e pieno di risorse sia il genio umano.
Il 20 Luglio 2019 sono passati esattamente 50 anni dal quel momento storico e ho deciso di celebrarlo scrivendo un testo che potesse dirigere l’attenzione verso le missioni Apollo della NASA e, allo stesso tempo, indagare le motivazioni che animarono quei temerari che con estremo coraggio si infilarono dentro delle fragili navicelle spaziali per inseguire un sogno troppo grande per essere ignorato. Questi uomini hanno sfidato la sorte, rischiando di diventare moderni Icaro e se hanno avuto successo è stato solo per la loro competenza, coraggio e una buona dose di fortuna. Il loro successo rimarrà per sempre pietra miliare, finché la memoria umana saprà ricordarlo.
I successi di Aldrin e Armstrong sono il prodotto di un impegno veramente titanico. Il progetto Apollo annichilisce per dimensioni persino il Progetto Manhattan, l’altro incredibile risultato scientifico ed ingegneristico del ventesimo secolo: più di 400mila persone lavorarono al progetto spaziale della NASA.
In questo testo ho “inventato” un astronauta che in realtà non è mai esistito: Adam. Lo ho piazzato nel gruppo degli altri astronauti come se fosse uno di loro, perché non mi sembrava giusto identificarne uno in particolare. Ho voluto così condensare le loro motivazioni, paure, personalità e destini. Non ho voluto tralasciare le loro mogli, perché anche loro sono state per la maggior parte dei casi eroiche tanto quanto i loro mariti. Così come i loro figli... che ancora oggi hanno sentimenti contrastanti nei confronti dei loro padri.
Fly Me To The Moon è la storia di un sogno. Uno di quei sogni che domina ogni fibra del corpo e dell’anima. Uno di quei sogni che sono o vita o morte. Cosa succede quando il sogno è realizzato... da altri ma non da te? Come ti fa sentire? A dire la verità, credo di poter capire molto bene questa sensazione. Penso che tutti possiamo capirla anche perché altrimenti non sarebbe giusto chiamarci umani. Ecco quindi le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere Fly Me To The Moon. Lungo il viaggio ho incontrato la moglie di Adam, Valentina. E ho sviluppato un profondo senso di apprezzamento e gratitudine nei suoi confronti, perché anche lei aveva un sogno ed è stata capace di sacrificarlo per fare spazio a quello di lui. Perché ogni grande risultato nasconde una lista di eroi sconosciuti che lo hanno reso possibile. Provo tanta ammirazione per persone come lei, così come ne sento per i coraggiosi astronauti che hanno portato il genere umano ad un altro livello. Fly Me To The Moon è la storia che avevo bisogno di scrivere. (Andrea Brunello)


 



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